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Approfondimento: Pasqua, la vita oltre la Legge

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Pasqua, la vita oltre la Legge

«Diversamente dai filosofi, Gesù non parla della morte ma l’attraversa»

Un articolo di Massimo Recalcati

Siamo ancora in un tempo di Pasqua caratterizzato, per il secondo anno consecutivo, dall’ombra della morte e della sofferenza che sta attraversando intere popolazioni.

Proponiamo perciò, per il periodico “approfondimento” della “finestra” (https://www.cislscuolacosenza.it/index.php/finestra-di-approfondimento), un articolo dello psicoanalista Massimo Recalcati pubblicato il 3 aprile scorso, sabato della settimana santa, su La Repubblica, con il titolo “Pasqua, la vita oltre la Legge”.

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APPROFONDIMENTO:QUALE DIDATTICA PER UNA SCUOLA CONTEMPORANEA?

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 QUALE DIDATTICA PER UNA SCUOLA CONTEMPORANEA?

La didattica a distanza e la didattica digitale integrata obbligano oggi a ripensare obiettivi, forme e metodi dell’insegnamento, affrontando nodi non nuovi, ma che da tempo chiedono in verità di essere sciolti.

All’argomento che è oggi, inutile sottolinearlo, di grandissima e pressante attualità come sperimentano quotidianamente docenti, studenti e famiglie, sono dedicati i due interventi che proponiamo nella “Finestra di approfondimento” di Cisl Scuola Cosenza, entrambi di Pier Cesare Rivoltella, Docente di Tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Milano e Presidente della Sirem (Società Italiana di Ricerca sull'Educazione Mediale).

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APPROFONDIMENTO: What Is Poetry? -Che cos'è la poesia?

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What Is Poetry?

Che cos’è la poesia? È una delle domande che troviamo nei testi di Lawrence Ferlinghetti («uno dei padri della Beat Generation», spirato il 23 febbraio scorso all’età di 101 anni) presi in esame in un articolo scritto nel 2003 da Antonio Spadaro per “La Civiltà Cattolica”, che proponiamo perché ripubblicato, all’indomani della morte del poeta, sulla rivista dei gesuiti («la più antica rivista in lingua italiana», che dal 1850 non ha mai interrotto le pubblicazioni). Antonio Spadaro, che oggi la dirige, è egli stesso un religioso della Compagnia di Gesù, critico letterario, esploratore della “cyberteologia”, intellettuale a tutto tondo e grande mediatore di cultura.

Nell’articolo sono sinteticamente presentate la figura e l’opera del proprietario del “City Lights Bookstore” di San Francisco, figlio di padre italiano e di madre ebreo-francese, per soffermarsi sulle idee intorno alla poesia proposte dal Ferlinghetti editorialista del supplemento culturale del San Francisco Chronicle, in cui egli si chiede, appunto, «Che cos’è la poesia?» e lancia alcune «Sfide per giovani poeti».

Spadaro rilegge quei testi, offrendone una chiave interpretativa (il tema è «il rapporto tra arte e realtà») e formulando le proprie osservazioni sulle due strade dei «labirinti della coscienza» e dei «sentieri della realtà» che, a suo avviso, «non possono essere scisse».

Anticipiamo la conclusione dell’articolo, perché riteniamo possa contribuire a suscitare un certo interesse: «È d’obbligo una riflessione finale: in un mondo come il nostro, dove il consenso viene spesso affidato al potere dell’immagine e la realtà attivamente più frequentata è quella virtuale, la sfida di Ferlinghetti dà comunque a pensare. Fare appello alla creazione di immagini “poetiche” e dunque senza fini di guadagno, gratuite, può rappresentare una scelta di valore anche etico, oltre che estetico».

Pensiamo che questo invito alla lettura possa essere utile per suscitare una riflessione sul «compito della poesia» e sulla sua «capacità di cambiare il mondo». Ecco il link per accedere all’articolo di Antonio Spadaro («Poesia come notizia. Gli interventi di L. Ferlinghetti sul San Francisco Chronicle»): https://www.laciviltacattolica.it/articolo/poesia-come-notizia-gli-interventi-di-l-ferlinghetti-sul-san-francisco-chronicle/

APPROFONDIMENTO: “IO CHIEDO QUANDO SARÀ CHE L’UOMO POTRÀ IMPARARE A VIVERE SENZA AMMAZZARE…”

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“IO CHIEDO QUANDO SARÀ CHE L’UOMO POTRÀ IMPARARE A VIVERE SENZA AMMAZZARE…” Francesco Guccini, uno dei cantautori (e scrittori) italiani più amati e seguiti da diverse generazioni di giovani e meno giovani Francesco Guccini è uno dei cantautori (e scrittori) italiani più amati e seguiti da diverse generazioni di giovani e meno giovani.

Le sue canzoni – pensiamo, per citarne solo una, a Dio è morto https://youtu.be/gvOdKP4Hb2M– continuano ad essere ascoltate e cantate e costituiscono un vero e proprio trait d’union e un linguaggio condiviso tra tantissimi giovani e meno giovani, tra genitori e figli.

Gli ottant’anni di Guccini (14 giugno 2020: «Giugno che sei maturità dell’anno di te ringrazio Dio, / in un tuo giorno, sotto al sole caldo, ci sono nato io, ci sono nato io», Canzone dei dodici mesi, album Radici) sono stati occasione per una serie di interviste, colloqui, articoli che ci hanno mostrato e ci mostrano un autore in piena attività, attento a quello che si muove intorno a noi (e dentro di noi) e aperto al dialogo, disponibile al confronto. Come è stato anche il 27 gennaio scorso, nel Giorno della memoria, quando Teresa Guccini, figlia di Francesco, ha ritirato dalle mani del sindaco di Bologna, Virginio Merola, la Medaglia d’onore ai cittadini italiani deportati e internati nei lager nazisti 1943-1945, assegnata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al padre del cantautore, Ferruccio, che fu appunto tra i militari italiani che dopo l’8 settembre del 1943 rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò e finirono nei campi.

Proprio la recente celebrazione del Giorno della memoria ci offre l’occasione per ricordare che diversi testi di Francesco Guccini sono stati e sono oggetto di riflessione nelle scuole: citandone anche qui uno per tutti, pensiamo alla conosciutissima Canzone del bambino nel vento (Auschwitz) (https://youtu.be/gvOdKP4Hb2M.

E ad Auschwitz, nel marzo 2016, a cinquant’anni dall’uscita della Canzone del bambino nel vento, il cantautore si è recato per visitare il campo insieme all’arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi, e ad una classe di seconda media (https://www.famigliacristiana.it/articolo/quel-bambino-e-ancora-nel-vento-piu-che-mai.aspx - un documentario su quella visita è andato in onda su Rai storia il 27 gennaio 2017, ed è stato riproposto nel gennaio scorso: http://www.francescoguccini.it/giornata-della-memoria-il-27-gennaio-su-rai-storia-due-documentari-con-francesco-guccini/).

Proponiamo, per gli spunti interessanti che può offrire per una riflessione personale e comune anche all’interno di una lezione, la lettera che, per gli ottant’anni, l’arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Maria Zuppi, ha scritto a Francesco Guccini (che si dichiara agnostico), pubblicata sull’Osservatore Romano, nella quale si ricorda tra l’altro proprio la visita fatta insieme ad Auschwitz. È una lettera sul valore dell’amicizia e sulla ricerca del senso della vita di cui tante e tante tracce si trovano nei testi del cantautore emiliano.

Questo il link per accedervi:http://www.francescoguccini.it/giornata-della-memoria-il-27-gennaio-su-rai-storia-due-documentari-con-francesco-guccini/

https://youtu.be/gvOdKP4Hb2M

Buona lettura.

https://youtu.be/gvOdKP4Hb2M

Approfondimento tematico: No alla Generazione Covid. Un articolo di Massimo Recalcati «Quando mai un processo di formazione avviene seguendo una traiettoria ideale?»

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No alla Generazione Covid. Un articolo di Massimo Recalcati

«Quando mai un processo di formazione avviene seguendo una traiettoria ideale?»

Mentre si confrontano, in questo tempo di pandemia, i favorevoli e i contrari alle lezioni in presenza, attuate con differenti modalità nelle scuole secondarie di secondo grado e negli altri livelli del sistema scolastico, sembra utile proporre la lettura di un articolo dello psicoanalista Massimo Recalcati, pubblicato su La Repubblica del 23 novembre 2020, intitolato “No alla generazione Covid”.

Dopo aver sottolineato che «la Scuola ha continuato ad essere aperta nonostante sia stata di fatto chiusa», l’Autore – avendo ben presente che la didattica a distanza non è l’ideale – si sofferma su un aspetto importante del dibattito, non sempre evidenziato, ma tuttavia cruciale in questa fase della nostra vita sociale e nel percorso formativo di ciascuno, che tocca la responsabilità e le scelte educative dei genitori (che corrono il «rischio di vittimizzare i loro figli e una intera generazione») e coinvolge gli insegnanti (quelli che con «gesto etico ed educativo … spendono se stessi facendo salti mortali per fare esistere una didattica a distanza»).

Vi lasciamo, senza rubarvi altro tempo, alla lettura dell’interessante articolo di Recalcati, che pubblichiamo integralmente di seguito e che comunque si può trovare, insieme a molti altri e a diverse informazioni sulle pubblicazioni e le attività del noto psicoanalista, al link https://www.massimorecalcati.it/articoli.

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Massimo Recalcati, “No alla Generazione Covid” (La Repubblica, lunedì 23 novembre 2020)

Non ci siamo mai accorti così tanto dell’importanza della Scuola come da quando siamo stati costretti dall’emergenza sanitaria a chiuderla. Si poteva fare di più?

C’erano altre possibilità? Constato che la Scuola ha continuato ad essere aperta nonostante sia stata di fatto chiusa. Questa apertura coincide in primo luogo con la cosiddetta didattica a distanza. A rigore, com’è ben noto a tutti gli insegnanti, si tratta di una contraddizione in termini perché la didattica implica come tale la relazione, la presenza dei corpi, lo stare insieme in una comunità vivente senza l’asettica mediazione assicurata dalla tecnologia. Si potrebbe certamente indugiare, lato docenti e lato allievi, sugli innumerevoli limiti di questa didattica. Evidentemente essa non è affatto, come si dice, l’ideale.

Implica, infatti, uno sforzo supplementare rispetto alla didattica in presenza senza però raggiungere gli stessi risultati. Ma, proviamo a chiederci: quando mai un processo di formazione avviene seguendo una traiettoria ideale? Chi si occupa a diverso titolo di formazione sa bene che quello che dà davvero forma alla nostra vita non è mai nell’ordine dell’ideale. I maggiori effetti formativi si generano non a partire dai successi o dalle gratificazioni, dalle prestazioni mirabili o dalle affermazioni senza intoppi, ma dalle cadute, dai fallimenti, dalle sconfitte, dagli smarrimenti. Ebbene non è quello che sta accadendo sotto il terribile magistero del Covid 19? I nostri figli non si trovano forse confrontati con l’asprezza del reale invece che con il mondo sempre un po’ ovattato dell’ideale? Ogni processo autentico di formazione non è mai un percorso lineare, privo di interruzioni o di avversità, non è mai come percorrere un’autostrada vuota. Il movimento proprio di ogni formazione è spiraliforme e riguarda innanzitutto la capacità di rispondere alla ferita e al trauma: come ci si rialza dopo essere caduti? Come si riparte, come si riprende il cammino dopo essersi smarriti? Ogni formazione è fatta di buoni e di cattivi incontri, di buona e di cattiva sorte. I genitori contemporanei (ben prima del Covid) vorrebbero invece escludere per i loro figli l’esperienza dell’ostacolo e dell’impatto aspro con il reale, la sofferenza e la frustrazione. Per questo essi oggi possono apprensivamente gridare al trauma, preoccuparsi di tutto il tempo irreversibilmente perduto dai loro figli, maledire le rinunce alle quali essi sono stati ingiustamente sottoposti. Ma in questo modo correranno l’inevitabile rischio di vittimizzare i loro figli e una intera generazione.

Se i nostri ragazzi non hanno potuto beneficiare di una didattica in presenza nel corso di quest’anno, se hanno perduto una quantità di ore e di nozioni significative e di possibilità di relazioni, questo non significa affatto che siano di fronte all’irreparabile. Il lamento non ha mai fatto crescere nessuno, anzi tendenzialmente promuove solo un arresto dello sviluppo in una posizione infantilmente recriminatoria. A contrastare il rischio della vittimizzazione è il gesto etico ed educativo di quegli insegnanti che spendono se stessi facendo salti mortali per fare esistere una didattica a distanza.

Insegnare davanti ad uno schermo significa non indietreggiare di fronte alla necessità di trovare un nuovo adattamento imposto dalle avversità del reale testimoniando che la formazione non avviene mai sotto la garanzia dell’ideale, ma sempre controvento, con quello che c’è e non con quello che dovrebbe essere e non c’è. Si tratta di una lezione nella lezione che i nostri figli dovrebbero fare propria evitando di reiterare a loro volta la lamentazione dei loro genitori. Non ci sarà nessuna generazione Covid a meno che gli adulti e, soprattutto, gli educatori non insistano a pensarla e a nominarla così lasciando ai nostri ragazzi il beneficio torbido della vittima: quello di lamentarsi, magari per una vita intera, per le occasioni che gli sono state ingiustamente sottratte.

Coraggio ragazzi, siete sempre in tempo anche se siete in ritardo! È, in fondo, nella vita, sempre così per tutti: siamo sempre ancora in tempo anche se siamo sempre in ritardo.